Tra le patologie che colpiscono la spalla, la Tendinopatia Calcifica è una delle più comuni. Si tratta di un accumulo di calcio nei tendini che provoca infiammazione.

I sintomi si manifestano con un dolore intenso e improvviso, difficile da ricondurre a una causa specifica.

Per trattare questa problematica utilizzo una tecnica piuttosto recente chiamata Litoclasia o Trattamento Percutaneo Ecoguidato (T.P.E.).

Ecco un caso ad esempio: una paziente di 52 anni che presentava una calcificazione del tendine sovraspinoso della spalla.

La spalla, dolorosa da più di sei mesi, non mostrava miglioramenti con le terapie conservative infiltrative (cortisone e acido ialuronico), fisiche (laser, onde d’urto, ultrasuoni, elettropatia rigenerativa, opaf) e fisioterapiche (chinesiterapia,idroterapia).
Ciascuna di queste terapie è stata accompagnate dalla prescrizione di farmaci anti-infiammatori.

Gli esami strumentali svolti (Rx standard, Ecografia e Risonanza magnetica) non documentavano patologie articolari, né la rottura della cuffia dei rotatori, ma una calcificazione di circa 2 cm collocata con precisione nel tendine del sovraspinoso.
Quindi ho deciso di procedere sottoponendo la calcificazione a Trattamento Percutaneo Ecoguidato.

L’obiettivo era quello di dissolvere i cristalli di calcio raggruppati, senza incidere il tendine.
Un rischio che è possibile evitare ricorrendo al lavaggio tramite ago.

La calcificazione era classificabile come Tipo I/II, ovvero morbida e in fase di riassorbimento, cioè la fase conclusiva del processo: momento in cui i tessuti circostanti esercitano una forte pressione sulla calcificazione e tendono a inglobarla nel tendine.

Il liquido utilizzato per il lavaggio era una soluzione salina fisiologica (NaCI 0.9 %) – in calcificazioni più dense preferisco impiegare l’Esametafosfato di Sodio – Safedia 0.5% .

 

Come avviene l’intervento?

In campo sterile, viene eseguita un’anestesia locale, con soluzione lidocaina, della cute e in profondità: fino alla sede appena precedente della calcificazione e subacromiale,
cioè di quei tessuti che compongono la cuffia dei rotatori.

Un ecografo dotato di sonda lineare permetterà di visualizzare su schermo l’interno dell’articolazione altrimenti irraggiungibile, dove, una volta resa visibile la calcificazione, viene inserito l’ago e successivamente connessa la siringa contenente il liquido di lavaggio. Compiuto questo primo passaggio, si inizia a esercitare una leggera pressione sullo stantuffo della siringa per iniettare la soluzione acquosa e vincere la tensione che lega i cristalli di calcio.

I cristalli di calcio, a contatto con la soluzione, inizieranno a sciogliersi e saranno espulsi dall’articolazione attraverso l’ago. In poche parole si compie una pressione a pompa che scioglie e raccoglie i residui in un unico flusso.

Questo passaggio è compiuto più volte, e la siringa è ricaricata a ogni ciclo – all’incirca dalle
10 alle 20 volte. Le iniezioni conteranno un totale di 200-400 ml di soluzione utilizzata. Comunque l’azione viene ripetuta a seconda della dimensione della calcificazione.

Una volta completato il lavaggio sarà introdotta una dose di steroide a lento rilascio e una fiala
di acido ialuronico – una procedura del tutto indolore.

Al termine della procedura, della durata di circa 30 minuti, il paziente può tornare casa con la raccomandazione di assumere anti-infiammatori e di impiegare impacchi di ghiaccio nei giorni successivi. Altro importante avvertimento: evitare attività che sollecitino la spalla fino allo scadere di due settimane dall’intervento.

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